Femminicidio e violenza psicologica sulle donne

La violenza psicologica sulle donne e il femminicidio : l’inizio e la fine di una storia di finto amore.

Il femminicidio ha un significato inciso a fuoco sulla pelle di molte donne che non ce l’hanno fatta. Tuttavia a pochi giorni dalla Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, sento di scrivere qualche riga, come donna, come compagna, e come madre. Nella quotidianità si danno per scontate molte cose, è come ringraziare il cielo quando il mal di denti è passato, e ringraziare ogni mattina di non averlo. E’ chiaro che noi tutti siamo sensibilizzati circa un evento, un pensiero o un’azione, solo quando in qualche modo ci avviciniamo ad esso. Perchè scrivere ancora di violenza sulle donne? Ci sono maree di testi, scritti e non, che riempiono la cronaca nera purtroppo, ma ci sono anche miriadi di storie mai raccontate, che accadono ogni giorno e spesso accadono vicino a noi, alle nostre amiche, alle nostre sorelle, alla vicina di casa. Una donna prima di rendersi conto che sta subendo ci mette molto tempo, il percorso è lungo e spesso doloroso, incompreso, giudicato. Non è certo un tema leggero per un blog che parla di web, ma ciascuno di noi fa il suo percorso, e io scelgo di scrivere anche quella che è la mia esperienza perchè possa servire ad altre donne come me a reagire in maniera ferma e risoluta.

Violenza psicologica sulle donne : come riconoscerla.

C’è chi per sua natura parla molto, si apre nei confronti di conoscenti, e chi invece parla molto meno, perchè ha un carattere introverso, estremamente dignitoso, e magari prova vergogna nel raccontare le proprie debolezze. Una cosa che le donne che subiscono violenze psicologiche, ma anche fisiche purtroppo, hanno in comune, è il fatto di cercare per giorni, settimane, e mesi, la motivazione dentro se stesse. Raramente una donna non cerca di darsi la colpa, perchè probabilmente siamo state educate così, lo spirito di sacrificio, l’abnegazione nel matrimonio, la sopportazione….quando la coppia dovrebbe essere condivisione, amore e stima nei confronti dell’altro. Nessuno è perfetto, ma la perfezione non è sintomo di bontà d’animo, invece esistono uomini che possono concepire il rapporto solo come “dominanti” con possessione e gelosia. Quando esiste la violenza psicologica sulla coppia, esiste perchè lentamente si aprono certe porte, inizialmente sembra tutto normale, la gelosia è una dimostrazione passionale di amore, no? Se lui non vuole che tu esca con le amiche è perchè teme per la tua incolumità, vero? Se è tanto infastidito perchè parli al telefono con gli amici è solo perchè non gli dedichi abbastanza attenzioni, vero? Pensate a quante scuse ci riproponiamo ogni giorno pur di difendere il nostro schema malato, insano, e più ci convinciamo di questi concetti, più il pericolo di cadere dentro un buco nero, dal quale a fatica riusciremo ad uscirne è alto.

Nei momenti di debolezza si fanno scelte sbagliate, questa è una cosa che mi rimprovero spesso, così come spesso mi rimprovero per l’eccessiva bontà e fiducia negli altri. Per mia natura sono generosa, la porta di casa mia è sempre aperta per chi ne ha avuto bisogno, da un letto su cui dormire, a una parola di conforto, quindi perchè dovrei rimproverare un aspetto del carattere che non solo non nuoce nessuno, ma dovrebbe essere naturale alle persone? La società, per come è stata costruita nel tempo, e passerà ancora molto tempo prima di liberarsi da questi preconcetti, è portata a dare collettivamente giudizi “maschili”, dalla ragazza con la minigonna che ” se la va a cercare..” all’amica troppo buona che ” sei stata tu scema a fidarti…” Capite che parendo da tali presupposti questo è un mondo non facile da vivere, si rischia di colpevolizzare la vittima, e di giustificare il carnefice. Questo, oggi, ritengo sia inaccettabile.

Se all’interno di una persona c’è cattiveria gratuita, c’è la convinzione che tu sia un suo oggetto, o che ti possa umiliare in qualsiasi modo, la colpa non è tua, donna, la colpa è di chi agisce in maniera vergognosa, di chi attraverso continue violenze psicologiche, manipolazioni mentali e quant’altro cerca di ferirti. Il gesto del femminicidio per definizione è il gesto estremo, il finale di un libro che è stato letto molte volte, senza che cambiasse il finale, e tutto quello che viene prima? La cosa più difficile è decidere di dire basta, ed è una decisione che da sole è difficile prendere. Non ci sono momenti giusti o situazioni giuste. Per la mia piccola esperienza, per cio’ che ho vissuto e sentito, posso dire che non siamo tutte uguali noi donne. Ci sono donne che subiscono per anni continue violenze, e un giorno si alzano dal letto con la consapevolezza che la relazione è arrivata al capolinea. E’ un duro risveglio, difficile da gestire e da digerire. Poi ci sono altre donne che spostano l’obiettivo, pensando che qualche novità porti lontano i pensieri, e che il giorno dopo andrà meglio. Noi donne abbiamo uno spirito di sacrificio talmente grande che spessissimo di giorni dopo…ce ne sono una infinità.

Chi ha subito storie di violenza psicologica, o fisica poichè vanno di pari passo e la seconda non è meno grave della prima, sa bene che il persecutore, anche se lasciato, tenterà di mantenere un contatto con la sua vittima. Non è sufficiente che passino poche settimane di silenzio per ritenersi fuori da questo giogo, perchè spesso chi fa violenza psicologica sa aspettare, ha un piano, il suo fine è riavere il loro oggetto, che non hanno mai amato, mettetevelo bene in testa, oppure alla peggio, distruggerlo. Per me è difficile comprendere come si può volere la distruzione di un altro essere umano, specialmente dopo aver detto di amarlo, eppure è così. I metodi sono molti, ma riconducibili allo stesso tipo psicologico, se manca di coraggio o non può esporsi, magari perchè consapevole che la violenza psicologica sulle donne è reato, cercherà in modo indiretto di avvicinarsi a voi. Una volta respinto, invece di farsene una ragione, di arrabbiarsi per poi metabolizzare, entra in una dinamica mi follia mista a crudeltà, e se non può avervi deve riuscire a distruggervi. Ci sono tante forme di violenza, personalmente ritengo che la più pesante sia quella protratta nel tempo, gestita con pianificazione, quella che non fa sanguinare ne lascia lividi, ma angoscia alla pari, e toglie il sonno. I molestatori, chi fa attività di stalking e conosce le regole del gioco, arriverà a prendersi perfino gioco della sua vittima, e se affrontato in modo diretto risponderà che siete voi le pazze, che lui non ha mai fatto nulla, che è tutto frutto delle vostre nevrosi. E anche qui amiche, state bene attente perchè convincere una persona sotto pressione che è lei la causa di qualsiasi cosa, è un passo breve e facile.

Quante donne mi hanno detto ” eh mai sai, sapevo che era geloso, ho sbagliato io a rispondere a quel messaggio..” e quando cerchiamo di convincere una donna a ribellarsi il più delle volte si alza un muro di paura. Questa giornata contro la violenza, deve essere vissuta nella speranza del superamento di alcuni punti di vista. Io ho sempre avuto la tendenza a giustificare le persone che si comportavano male, meno me stessa. E’ questo il punto, quando una donna si rende conto di non essere lei la causa, quello è il momento del risveglio, delle prime reazioni, e invito chiunque stia vivendo una situazione di disagio, di paura e di minaccia, a contattare il telefono Rosa, al numero 1522, troverete senz’altro una voce amica, che cercherà di indirizzarvi dove meglio è per voi.  Questo servizio sembra una banalità, invece è importantissimo, specialmente se coadiuvato dai comuni, perchè? Perchè nella parentesi di vita di una donna che subisce violenze, spesso c’è una condizione di isolamento, di dipendenza economica, e quando non è possibile nemmeno pagare una seduta dallo psicologo senza doverne rendere conto a casa, diventa tutto troppo complicato. L’isolamento è un altro punto estremamente grave di questa faccenda.

All’inizio c’è una rabbia diffusa, verso se stesse prima di tutto, e poi verso chi non ha saputo vedere e ascoltare, poi si passa all’angoscia e al chiedersi se mai finirà questa cosa, o se dovremmo andarcene, lasciando il paese, e magari la nazione. Poi si torna sul pianeta Terra e si comprende, finalmente, che non siamo noi a dovercene andare, ma chi ci infastidisce. Parlare di fastidio è un eufemismo al contrario. E’ impossibile raccontare tutto quello che ho vissuto, non mi sembra nemmeno giusto perché comprende altre vite e altre situazioni, ma posso dire che la violenza psicologica che ho subito negli ultimi anni, con intervalli medio lunghi, mi ha fatto capire quanto l’uomo possa essere spregevole e cattivo. Quando dopo uno dei tanti atti fatti per umiliare, deprimere, distruggere, emerge, c’è un periodo di stallo, periodo nel quale la donna comunemente si domanda se tutto è finito, ma non fate questo errore, in quel momento di stallo l’individuo sta  già pensando cosa farà la volta successiva, e c’è una regola che mi è stata detta e a cui credo, ogni volta l’asticella si alza, perché è come prendere le “misure”, dall’altra parte si domanderà a quanto può arrivare, e voi dovrete essere pronte a reagire con la massima forza per interrompere questo schema.  Agite per tempo, impedite che queste persone rovinino la vostra vita e la vita dei vostri cari, allontanateli con forza e fatevi aiutare per farlo. Non dovrebbe più morire una sola donna per violenze, nemmeno una, eppure è la causa di morte più frequente, ed è sempre e solo un fattore di tempi, non prendete più tempo, ci sono decisioni che vanno prese ora e subito. Auguri di cuore a tutte le donne che stanno subendo o che hanno subito delle violenze, condivido parte della mia esperienza personale, purtroppo non posso condividerla ancora pienamente, ma almeno è un inizio. Lascio il link per i centri e le associazioni di ascolto, ce ne sono ovunque. Centri di ascolto.

Aggiungo poche righe a questo lungo articolo sulla violenza psicologica alle donne. Questo mese i giornali hanno riportato una storia, l’ennesima tragedia, l’ennesimo tentativo da parte di una donna di essere salvata nel silenzio di troppe persone. La dinamica mi ha sconvolto non solo per questa povera donna, ma perchè conoscevo bene lui, il compagno. L’avevo conosciuto un paio d’anni prima, evidentemente aggressivo, evidentemente non il linea con la testa, aveva insultato diverse persone nel gruppo, me compresa, con follie e derive pschiatriche, ma poi si lascia sempre stare perchè ci si dice ” ma si…è fatto cos’, si arrangi” Non conoscevo la sua famiglia, sapevo che aveva figli e moglie, una bellissima moglie tra l’altro. Il giornale indica la morte di entrambi in un incidente stradale, ma la ricostruzione è terribile, e fa male a chi conosce questi percorsi. La moglie aveva chiesto aiuto mesi prima ai centri d’ascolto, ma c’è da capire che quando ci si trova di fronte a due poliziotti per denunciare la persona a cui abbiamo voluto bene, non è facile, il poliziotto deve fare il suo lavoro e cerca di mettere in difficoltà la storia, per testarne l’autenticità, se poi non ci sono elementi di violenza fisica, ma solo minacce indirette, è molto difficile, ma dovete trovare lo stesso la forza per denunciare, almeno così se dovesse capitare qualcosa tutti sono già allertati. Quest’uomo aveva tentato il giorno precedente all’incidente fatale, di ammazzarsi insieme alla moglie (e alle sue due figlie) schiantandosi in strada, ma ne erano usciti illesi, lei una notte di osservazione in ospedale. Il giorno seguente lui va a prenderla in ospedale, e finisce l’opera uccidendo anche un poveretto malcapitato, togliendolo all’affetto dei suoi cari solo perchè si trovava in quella strada. Ringraziando Dio le bambine non erano in macchina, viceversa sarebbe stata la strage degli innocenti. Eppure, questa donna aveva già chiesto aiuto, com’è possibile che abbiano permesso a lui di tornare a prenderla? Sembra una cosa folle, ma vi assicuro che tra nuclei istituzionali non esiste comunicazione. Spero davvero che queste cose finiscano, che le istituzioni siano più veloci, non può passare un anno dal momento della denuncia all’udienza in tribunale, in un anno la gente fa in tempo a fare qualsiasi cosa, come nel caso appena detto. Ci deve essere maggiore velocità, comunicazione e aiuto reale. Anche nei centri di ascolto, la collaborazione deve essere immediata con le fdo senza attendere lunghi iter burocratici.

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