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Viaggio in Kashmir

Viaggio in KashmirViaggio in Kashmir e Ladakh alla scoperta del piccolo Tibet nell’estrema punta nord indiana.

Consigli, emozioni, vissuti in un viaggio difficile ma pieno di sorprese, quando l’arido altopiano scalda il cuore.

Organizzando il viaggio in Kashmir una delle tappe che rientrerà nella vostra guida è certamente il Ladakh, terra di valichi, altipiano arido posizionato nell’estrema punta a nord dell’India confinante con Cina e Pakistan mentre a sud è chiuso dalla catena himalayana. Questa zona è considerata un proseguimento dell’altipiano tibetano sia geograficamente che culturalmente,ed è per questo che si chiama “piccolo Tibet“.

Il Ladakh, dell’India nella zona himalayana vive un fascino contrastante poichè si è immersi in un paesaggio lunare ma al contempo nel colore e nel folclore della gente. Fascino esteso al Kashmir  dove le montagne si specchiano nel lago Dal.

Non daremo tante informazioni da “guida turistica per il viaggio in Kashmir” quando cercheremo di rendere la magia di certi posti nei quali il tempo si è fermato. L’unico consiglio riguarda il “quando?”: la stagione ideale per andare in viaggio in Kashmir e  Ladakh è da giugno a settembre poiché non c’è la neve e i passi sono transitabili. Il Ladakh è particolarmente asciutto,nonstante il monsone proprio grazie alla presenza della grande catena himalayana che funge da barriera per le piogge provenienti da sud.

L’India, per chi la conosce e la ama, riesce sempre a meravigliare sopra ogni possibilità, anche tralasciando qualsiasi pregiudizio, qualsiasi abitudine, anche quando si è certi di averle viste tutte l’India stupisce, il Kashmir non è certo il Rajastan ne New Dehli ma questo senso di stupore, questo fascino polveroso, caotico e coinvolgente c’è comunque.  L’India è mare, colore, villaggi di pescatori, così come il piccolo Tibet nel racconto che vi esporrò qui sotto.

Ci sono viaggi e viaggi, ed io non potendo girare continuamente cerco di viaggiare anche attraverso gli occhi degli altri, in questo il web e i social aiutano perchè proprio dal mio profilo facebook ho conosciuto una persona straordinaria, per diversi aspetti (ma qui approfondiremo solo l’aspetto del “viaggiatore”) e ho deciso di presentarvi un racconto che mi ha particolarmente colpito. Francesco Neri, romano, ha ottime capacità comunicative, ha viaggiato moltissimo ed ora sta seguendo come ideatore un progetto comunitario “resilienze” in risposta alla difficile situazione socio economica che attraversa l’Italia e come baluardo della decrescita felice, ma per questo avremo modo di leggere un’articolo a se perchè questo progetto è da conoscere ed emulare.

 

“Dopo quindici giorni a riposarci nel bellissimo appartamento galleggiante partiamo per il Ladack, il Tibet indiano. Il tragitto Delhi – Srinagar, un mese prima, si è rivelato un incubo perchè abbiamo preso un bus Luxury, che è un catorcio ma ha lo stereo. Noi lo prendemmo per evitare di essere 4 in ogni sedile. Sottovalutammo però il fatto che stereo vuol dire un altoparlante a 15 cm dal cranio a manetta, distortissimo, con musica indiana, tutta la notte: il viaggio durò 36 ore. Avevamo i timpani nel duodeno.

Allora scegliamo per Srinagar un bus economy, e che sarà mai….. tutto fuorchè lo stereo…. Arriviamo al bus che è pieno. I nostri posti ? chiediamo. “Here, here ……” Ci viene indicato lo spazio piccolo tra l’ultima fila di sedili e il vetro posteriore. Non più di 30 centimetri. Il viaggio attraversa l’Himalaya, rasenta Pakistan e Cina e arriva nell’altipiano Tibetano. Si valica a 5.500 mt. e dura due giorni, si pernotta a Kargill. Provo a entrare, di sbieco, quasi trasversale al senso di marcia, forse, ci si può stare… certo due giorni, è impensabile. Poi arrivano altre sette indiani che staranno lì anche loro.

Quindi ognuno di noi ha 30x30cm, circa. Cioè il sedile davanti a noi lo sorreggiamo noi con le ginocchia. Silvia piange. L’autobus parte. La strada è assurda. Di una pericolosità inaudita. Ora quella strada è famosa perchè hanno fatto dei video sulla strada più pericolosa del mondo, in TV.
I panorami sono mozzafiato. Il sedile pure.Viaggio in Kasmir

Il bello è che in India quando pensi che peggio non possa andare,sei lontano , lontano….

Il bus, nei pochi tratti in cui raggiunge i trenta all’ora, sobbalza in maniera che non è descrivibile. Noi nell’ultima fila ci stacchiamo ogni volta dal sedile, voliamo verso l’alto, a volte sbattiamo sul soffitto del bus,e ripiombiamo giù, prendendo un colpo formidabile nei reni, dalla palanca che ci fa da poggiaschiena. Dopo cinquecento colpi il dolore è insopportabile. Sto in piedi qualche ora, compenso con le gambe e distendendo le braccia respingo il soffitto. Due giorni così. L’arrivo a Leh è comunque emozionante. E’ bellissima. Solare. Arida. Non c’entra niente con India e Kashmir che abbiamo visto. Tibetani. Buddisti. Occhi a mandorla.
Costumi che sembrano degli indios che ho visto in Sud america.

Siamo non stanchi: trinciati 

La Lonely Planet ci consiglia la “Old Ladack Guest House”, camminiamo, poi chiediamo, a un signore alto, abiti dimessi ma distinto.
Ci accompagna. a piedi, lentamente, Leh è a 3500 metri slm. non ci si può affrettare, il fiato sparisce in 3 passi. La old ladack è chiusa o piena, non ricordo.
Chiediamo dove potremmo andare. .A quel punto siamo quattro, abbiamo fatto amicizia con una coppia di ragazzi olandesi, splendidi compagni di sventura sul bus. Rimarremo amici per anni.Viaggio in Kashmir
“Anch’io ho una guest house, se volete onorarmi” (ma non ce l’aveva detto, noi avevamo chiesto altro).
La signorilità dei Tibetani è imbarazzante ! Ci accompagna nella sua umile ma dignitosissima dimora.
E’ un super signore, gentilissimo. Ci invita, se vogliamo, a cena, a pagamento: cena completa tibetana, se ben ricordo 1000 lire per uno. Specie di ravioli, burro di yack emulsionato nel the in un lungo mortaio di legno, ect.. Nella più bella cucina che io abbia mai visto.
La moglie ha i modi di una regina.
Sono commosso, a un dito dal cielo.
Abbiamo attraversato l’inferno, ma siamo in paradiso.”

Tratto dal suo blog di racconti e riflessioni ….

 

Ecco, spero vi sia piaciuto questo viaggio in Kashmir virtuale  quanto è piaciuto a me questo evocativo racconto di viaggio, io ho percepito la stanchezza e la fatica di certe scomodità alle quali non siamo abituati, ma come dice l’amico Francesco….”senza sacrificio e sofferenza non c’è sorpresa” e direi che la cucina del Paradiso vale proprio la pena vederla.



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